Archive for novembre 2008

Welfare e anziani

novembre 29, 2008
Incontro su Politiche di Welfare e Anziani, 28 novembre 2008
Incontro su Politiche di Welfare e Anziani, 28 novembre 2008

Se Bologna è apprezzata e conosciuta nel mondo, uno dei motivi principali è la sua eccellente rete di servizi sociali, il suo welfare. Negli ultimi quindici anni i provvedimenti di welfare hanno riguardato, soprattutto, interventi sugli anziani e, in particolar modo, sugli anziani malati, conseguenza inevitabile della tendenza ad aumentare di nuclei familiari composte da persone anziane. L’obiettivo che dobbiamo porci deve essere non solo quello di consolidare l’eccellenza raggiunta negli anni da Bologna, ma provare a migliorarla, nonostante una generale situazione economica e politica ci imponga un calo delle risorse a disposizione.

La parola chiave è senza dubbio sussidiarietà. Associazionismo e volontariato sono i tasselli fondamentali del welfare locale, non solamente per ragioni di costi, ma soprattutto perché strutture in grado di interpretare i bisogni sempre più diversificati di individui sempre più differenti. Coinvolgere e valorizzare questa rete è la strada da percorrere perché, nell’ottica di un welfare personalizzato come quello che richiedono i tempi, è impossibile ipotizzare un solo soggetto in grado di fornire un menu così diversificato. La regia deve sicuramente essere pubblica, ma sono le antenne sul territorio che devono rilevare e rivelare cosa succede per consentire alle istituzioni risposte più tempestive, puntuali e personalizzate.

Trovare forme di efficienza he rendono la macchina ancora più rapida non è sfida impossibile. Credo che la tecnologia possa dare molto in questo campo e penso a strumenti che già esistono e possono svolgere in prospettiva un ruolo importante anche nel settore socio-sanitario. Mi riferisco ad un’azienda come il Cup 2000, la prima in Italia a sviluppare un sistema puntuale di accesso informatizzato al servizio sanitario.

Ma è sufficiente guardarsi attorno per capire che la categoria identificata con la parola “anziano” è ormai troppo generica. Dobbiamo necessariamente pensare a nuove classificazioni che non associno l’aggettivo “anziano” ad una condizione di bisogno. All’interno della popolazione sopra i 65 anni, infatti, esiste una galassia di persone che, a vario titolo, sono ancora una grande risorsa per l’intera comunità. Compito dell’amministrazione è quello di accompagnare e governare, attraverso una programmazione pluriennale, un processo prevedibile come quello dell’allungamento della vita. Anche su una tematica del genere dobbiamo avere uno sguardo lungo e la capacità di scegliere di volta in volta gli strumenti più adeguati.

Convivenza civile e diritti di tutti

novembre 28, 2008
Flavio Delbono all'incontro promosso dall'Associazione 3D alla libreria Igor, 27 novembre 2008

Incontro alla libreria Igor promosso dall'Associazione 3D, 27 novembre 2008

La convivenza civile è indubbiamente una missione della città. Garantire la possibilità di coesistere all’interno di uno spazio che va sempre più differenziandosi è, indubbiamente, un tema centrale. Lo sanno bene tutte quelle associazioni che si battono per affermare pari dignità e pari diritti delle persone gay, lesbiche, bisex e transgender (Lgbt). Convivere civilmente in una città sempre più diversa è un concetto che deve necessariamente diventare parte del sentire comune. Questa la sfida lanciata assieme dall’amministrazione e dalle associazioni. Rispetto ad altre città, il comune di Bologna ha sempre fatto tanto in termini pionieristici, e nella stessa direzione si è impegnata la Regione Emilia-Romagna. Penso al regolamento delle libere forme associative istituito dalla giunta Vitali per mettere ordine alle modalità con cui il comune potesse sostenere il mondo associativo, in termini di contributi e agevolazioni. Un contenitore all’interno del quale anche le associazioni Lgbt hanno trovato sostegno patrimoniale. Penso al disegno di legge della Regione con relatore Lucchi, un disegno il cui iter si completerà nei prossimi mesi e in uno dei suoi punti fondamentali, l’articolo 4, afferma il principio che tutti i diritti si applicano ad ogni forma di convivenza. È una formulazione che ci fa capire come la strada sia stata tracciata bene affinchè l’amministrazione pubblica declini al plurale il concetto di famiglia. Tocca proseguire in quella direzione. Come del resto ha fatto la giunta uscente istituendo, grazie al lavoro di Sergio Lo Giudice, l’ufficio Lgbt all’interno del mini-assessorato alle politiche delle differenze. Nello stesso momento è importante che venga potenziato un lavoro di rete tra le diverse associazioni: attività e informazioni per queste campagne culturali devono trovare valore aggiunto da utili intersezioni con reti che coinvolgano sempre più associazioni in maniera sinergica.

Questioni femminili e benessere di una società

novembre 26, 2008
Incontro in occasione della Giornata Internazionale Contro la Violenza alle Donne - 25 novembre 2008

Incontro in occasione della Giornata Internazionale Contro la Violenza alle Donne - 25 novembre 2008

L’incontro con le donne alle Scuderie di Piazza Verdi è stata un’ottima occasione per esercitare un’autentica pratica di ascolto. Sulle tematiche che le riguardano, gli uomini, e soprattutto i politici maschi in campagna elettorale, corrono sempre il rischio di posizionarsi su due estremi da evitare. Da una parte si rischia di essere retorici e patetici, finendo per assecondare le questioni più che affrontarle. Dall’altra il grosso rischio è la genericità, con l’inevitabile risultato non entrare nel cuore della discussione.

Per questo motivo, preferisco affrontare la questione con altre chiavi di lettura. Avendo avuto la fortuna di studiare in Inghilterra in un buon periodo come gli anni ottanta, ho avuto la possibilità di imbattermi in uno dei più grandi economisti sociali mai esistiti, Amartya Sen, premio nobel per l’economia nel 1998. Amartya Sen sviluppa un approccio radicalmente nuovo alla teoria dell’eguaglianza e delle libertà, individuando la possibilità che l’idea di benessere di una società debba essere misurato attraverso la capacità delle persone. .

Mi piace l’idea di poter declinare questi concetti in quelle questioni che ci ostiniamo a definire femminili e che, in realtà, appartengono invece a tutta la società. In questo approccio trovo le risposte più adeguate alle urgenze che le donne mi pongono davanti: quella del lavoro femminile, l’emancipazione delle giovani donne, di quelle immigrate, la violenza e il tema generale delle convivenze.

In Emilia-Romagna è stato fatto molto negli ultimi quarant’anni grazie a due importantissime operazioni di genere: le politiche per l’infanzia e quelle per l’autosufficienza. Nell’ottica di creare una comunità con più benessere e meno diseguaglianze, si sono tolti i vincoli creando un welfare di qualità accessibile a tutti. La partecipazione femminile al lavoro è stata prodotta fondamentalmente da queste iniziative.

Sono questi i provvedimenti che hanno innescato effetti a catena di emancipazione femminile, a partire, ovviamente, dalla libertà economica. Ci siamo messi nella direzione giusta già anni fa cominciando a parlare di bilancio sociale. All’aggettivo sociale ne sono stati via via alternati di diversi, più precisi, consapevoli che comprendere ciò di cui c’è bisogno, implica per forza di cose un cambiamento nel tempo delle situazioni e degli strumenti per affrontarli. Il welfare pensato per una famiglia tipo di decenni fa deve essere ripensato in base alla realtà che è cambiata. Perché sono cambiate le famiglie, sono cambiate le esigenze.

Lavoro e coesione sociale

novembre 25, 2008
Flavio Delbono al Quartiere Porto - Incontro Welfare Lavoro Coesione Sociale
Flavio Delbono al Quartiere Porto – Incontro Welfare Lavoro Coesione Sociale 24 novembre

Traggo sempre spunti molto interessanti dagli incontri che facciamo in giro per la città. Perché credo che il programma da presentare ai cittadini non possa e non debba essere un pacchetto preconfezionato, ma possa costruirsi nel tempo, nel corso di questi mesi pre-elettorali.

Dall’incontro di lunedì sera al Quartiere Porto sulla tematica “Lavoro, sviluppo e coesione sociale” sono venuti fuori tanti temi caldi che riguardano la nostra città, ma non solo. Lo stato sociale, le difficoltà dei giovani e delle donne nel mondo del lavoro, la crisi economica in generale.

Se vogliamo essere onesti innanzitutto con noi stessi nell’affrontare questi argomenti, credo sia doveroso partire da una premessa. La consapevolezza, cioè, che le risorse sono generalmente in esaurimento: “fare di più con meno” diventa una necessità, non uno slogan. E sono i piccoli comuni o la Regione stessa che ci insegnano come fare di più con meno possa semplicemente significare, spesso e volentieri, coordinarsi per rispondere meglio a bisogni collettivi. Unire i propri uffici tributari o creare il pulmino scolastico che faccia il giro dei comuni sono provvedimenti che non necesitano di leggi speciali e sono esempi concreti di come si possa fare di più con meno.

Una volta condivisa questa premessa, viene più facile trovare anche messaggi tranquillizzanti da sottoporre ad una città come Bologna poco predisposta, in questo momento, a farsi prendere in giro. Una città che vive una fase di lieve decremento della popolazione considerato il saldo negativo tra natalità e mortalità.

Tra le idee di sviluppo economico di Bologna, dunque, deve per forza di cose esserci quella di far crescere la popolazione dell’intero territorio, provando a diventare più attraenti agli occhi di chi vive fuori. Soprattutto agli occhi di quelle categorie di cui la città ha bisogno. Penso, per esempio, alle collaboratrici familiari, da prendere e regolarizzare. Dobbiamo cercare idee di sviluppo della città, partendo quegli elementi che marchiano fortemente la nostra comunità. Penso al ricchissimo mondo dell’associazionismo e del volontariato, a quel mondo cooperativo che rappresenta un fortissimo elemento identitario per Bologna e l’intera regione. Un mondo che meriterebbe un festival dell’economia sociale non come semplice operazione di marketing, ma occasione di collettivo rivelamento identitario della città. Individuare delle finalità comuni e metterci daccordo sugli strumenti per realizzarle è una priorità. Senza, però, fossilizzarci sulle discussioni sugli strumenti stessi. Bisogna appassionarsi agli obiettivi, non agli strumenti. Possiamo infervorarci sulla coesione sociale, sulla necessità di dare sicurezze a questa città, non sui mezzi più adatti per perseguirla.

La crisi e Bologna

novembre 20, 2008

Secondo me questa crisi finanziaria è soprattutto una crisi morale. E’ l’esito di comportamenti sbagliati, non solo tecnicamente, ma anche moralmente. Ma ora bisogna rimboccarsi le maniche e affrontarla. Per questo sono lieto di essere ospiste insieme all’amico Romano Prodi a questo appuntamento dell’Istituto De Gasperi:

“Lunedi primo dicembre alle ore 21, a Bologna, Cinema Perla, Via San Donato 34, avrà luogo un pubblico incontro sul tema DA GLOBALE A LOCALE: LA CRISI MONDIALE E LE NOSTRE POSSIBILI RISPOSTE.
Ne discuteranno Romano Prodi, negli anni ‘70 primo Presidente dell’Istituto De Gasperi, e Flavio Delbono, docente di Economia Politica dell’Università di Bologna. Presiederà Domenico Cella, Presidente dell’Istituto. Moderatore il socio e giornalista Giorgio Tonelli.

La discussione approfondirà la trama della crisi finanziaria americana tra conflitto di interessi e avidità del denaro, deregolamentazione dei mercati e irresponsabilità della politica; verranno esplorate le trasformazioni dell’attività finanziaria, l’abnorme indebitamento di imprese e famiglie e il modello sottostante di consumi; lo spostamento della crisi finanziaria dall’America verso i paesi della periferia, i contraccolpi sull’economia reale e le caratteristiche della stagnazione in atto.

La crisi finanziaria ed economica americana verrà intrecciata con i fatti e le tendenze di maggior rilievo della politica internazionale 2008: il referendum irlandese sul Trattato, le Olimpiadi cinesi e l’esplosione dell’Asia, il conflitto georgiano e il nuovo protagonismo russo, l’elezione del nuovo Presidente americano e la ragionevole speranza di un nuovo multilateralismo.

Sul piano delle possibili risposte la discussione approfondirà le soluzioni connesse alla regolazione e alla sorveglianza sovranazionale dei mercati, magari su impulso europeo (di un’Europa che riesca davvero a ripartire). Ma verranno in rilievo anche le risposte attivabili dalle istituzioni sociali e politiche locali (a partire dal rilancio delle banche del territorio).”

Mi piacerebbe sapere come questa crisi sta toccando anche le persone della nostra città. Lasciatemi un commento e raccontatemi la vostra storia.

Patto di convivenza per le zone calde della città

novembre 17, 2008

Lettera aperta sul Pratello

Da Sindaco di Bologna Sergio Cofferati ha sempre lottato perché il tema della legalità si imponesse in città e a livello nazionale. Oggi il valore della legalità è patrimonio comune di tutta la città, nella consapevolezza diffusa che il rispetto delle regole tutela in primo luogo le persone più deboli.
L’ordinanza del Sindaco che qualche giorno fa ha riguardato cinque locali di Via del Pratello ha riportato il tema della legalità alla ribalta, sotto una luce diversa, ricordando a tutti noi che il tema della convivenza civile fra gruppi diversi (residenti, commercianti, studenti, etc.) è ineludibile; non solo al Pratello, ma anche in altre zone della città.

Nei giorni scorsi ho avuto modo di parlare con tanti cittadini che vivono il Pratello. Quello che mi ha colpito è il livello crescente di conflitto. In una situazione complessa come l’attuale, con la crisi economica alle porte e le difficoltà della finanza pubblica, credo che Bologna abbia bisogno non di esaltare i conflitti, ma di ritrovare unità e armonia. Abbassiamo i toni, per favore. Tutti i gruppi coinvolti devono fare un passo indietro per rimettersi intorno ad un tavolo. I residenti hanno diritto di dormire, i commercianti hanno diritto di svolgere la loro attività economica, gli studenti e gli altri bolognesi hanno diritto di fruire di una parte della città da sempre vocata al divertimento notturno. Tutti questi diritti sono fondamentali, ma nessuno di questi diritti è assoluto. Si tratta di diritti che devono in qualche modo convivere per poter sopravvivere, in un’ottica di equilibrio fra libertà e responsabilità (penso soprattutto ad alcuni giovani che evidentemente non si comportano come cittadini responsabili e credono che per divertirsi sia necessario fare rumore o sporcare per terra…).

Per zone della città come il Pratello abbiamo bisogno di un vero e proprio Patto di Convivenza che coinvolga il Comune, residenti, esercizi commerciali, associazioni del territorio, studenti e che contenga gli impegni reciproci dei vari soggetti. Impegni concreti che diano risposte concrete ai bisogni del Pratello, riducendo le “esternalità” negative del divertimento: meno rumore (ad esempio consentendo ai locali di dotarsi di dehors con tendoni antirumore e modulando gli orari di chiusura), meno sporcizia (ad esempio chiedendo agli esercenti di mettere a disposizione del pubblico i bagni o di dare un contributo speciale alle spese di pulizia della via), rilancio della zona in periodo diurno (ad esempio attraverso nuovi luoghi di aggregazione per anziani e giovani), più controllo del territorio.

Non conosco soluzioni semplici per problemi complessi. E chi propone soluzioni semplici per problemi complessi solitamente non ha compreso la complessità dei problemi. Credo che in un momento come quello che stiamo vivendo si debba parlare all’intelligenza dei cittadini e non alla loro pancia. E sono convinto che in fondo i bolognesi vogliano questo. L’ordinanza del Sindaco è come la sberla che il padre dà al figlio indisciplinato. Il gesto in sé può sembrare sproporzionato, ma ricorda al figlio che è in gioco un principio importante: il rispetto delle regole. Lo schiaffo, però, per avere un senso compiuto, deve essere seguito dal dialogo e dalla mediazione, che consentano davvero la condivisione di regole di convivenza e il loro rispetto. Diamo al Pratello un’altra possibilità.

Alessandra

novembre 17, 2008

In questi giorni ho ricevuto tantissime manifestazioni di stima ed affetto che mi stanno incoraggiando nell’andare avanti nel percorso impegnativo che ho intrapreso. Fra queste mi ha molto colpito la lettera di Alessandra che, con il suo permesso, pubblico di seguito. Un grazie di cuore ad Alessandra e a tutti voi che mi state sostenendo.

“Care amiche e cari amici,

in questi giorni nella nostra città si respira un clima effervescente: Bologna sceglierà presto il suo sindaco e il Partito Democratico corre verso questo appuntamento mettendo in moto le sue migliori energie per dar vita a quell’esercizio di partecipazione e democrazia che le primarie rappresentano. La rosa dei candidati contiene nomi di elevato spessore, persone che con le loro diverse esperienze contribuiranno a costruire un progetto per Bologna.

In questa maratona io ho scelto di sostenere Flavio Delbono.
Sono una ragazza come tante, ho aderito al Partito Democratico credendo nella sua proposta politica, ho fatto la volontaria alle Feste dell’Unità e non ho alcun incarico di partito, ma ho voglia di condividere le ragioni delle mie scelte perché credo nel valore della partecipazione di ciascuno di noi.

Ho scelto Delbono perché ritengo che in un momento di crisi economica, come quello che stiamo vivendo, abbiamo bisogno della forza delle sue competenze, della concretezza dell’economista unita all’esperienza dell’amministratore e alla sensibilità di chi ha lavorato per non lasciare indietro i più deboli (ad esempio con l’introduzione del fondo per la non autosufficienza in Emilia-Romagna).

Ho scelto Delbono perché l’ascensore sociale si è bloccato e oggi sembra così difficile riuscire ad emergere con il proprio talento senza l’aiutino del potente di turno: il figlio di un vigile e di una ricamatrice, che a soli 33 anni è diventato titolare della cattedra di economia politica dell’Università di Bologna, lavorando al fianco di studiosi del calibro di Amartya Sen, Stefano Zamagni e Romano Prodi, saprà immaginare una società che valorizza i talenti, crea opportunità per i suoi figli e non sbarra la strada a chi la raccomandazione non ce l’ha.

Ho scelto Delbono perché ogni giorno diventa più faticoso riuscire ad immaginare il proprio futuro in un mondo precario: chi, come lui, sente la responsabilità di trovare la terapia capace di curare le disuguaglianze, chi cerca soluzioni di credibile realizzabilità, chi ha il coraggio di far procedere lo sviluppo sui binari del sapere e delle sicurezze di ciascuno dimostra di avere una visione nitida della Bologna di domani, che dovrà progredire nel solco della sua migliore tradizione politica.

Ho scelto Delbono perché il suo rigore, la sua semplicità e la sua serietà sono il miglior antidoto a una politica burlesca che nasconde i problemi sotto il tappeto, si trastulla tra le luci del varietà e si traveste di un’immagine fine a sé stessa.

Ho scelto Delbono perché gli ho sentito dire che “nessuno basta da solo”; io gli darò il mio sostegno convinto e la mia fiducia. Spero che lo faccia anche tu.

Alessandra Salfi
29 anni”

Donare alla mia campagna: oggi si può anche on line

novembre 15, 2008

Ho deciso di attivare un sistema di donazioni on line sul mio sito.

La tecnologia scelta è il popolare PayPal, un sistema che permette di versare in modo sicuro fondi a chi possiede una carta di credito o prepagata.

Lo scopo dell’iniziativa è dimostrare che tutti possiamo contribuire al finanziamento della politica come forma di partecipazione. Che lo si voglia o no il denaro può condizionare un candidato. Per questo mi rivolgo a tutti i cittadini, e in particolare a coloro che desiderano una politica priva di condizionamenti e interessata solo al bene comune. Fra un contributo unico di 10.000 Euro e 1.000 offerte da 10 Euro, preferisco questa seconda forma.

Mi impegno poi sin da ora a rendicontare le somme così ricevute a tutti su questo stesso sito dopo le primarie e a donare i fondi eventualmente rimasti alla campagna del candidato vincitore delle primarie.

Università e Città

novembre 15, 2008

Visto che il mio mestiere è proprio quello della docenza universitaria qualcuno potrebbe pensare che il mio interesse per il ruolo dell’Università in rapporto alla città di Bologna sia scontato, perché proviene in qualche modo dal cuore. Ma non è così, o almeno non è solo una questione affettiva: penso che un ruolo internazionale di primo piano Bologna lo possa conseguire solo partendo dal valore presente proprio nel suo storico Ateneo.

Per questo propongo due ambiti di riflessione: da una parte il rapporto tra le istituzioni, dall’altro il valore strategico del binomio sapere e scienza per la nostra città.

Sul primo punto, credo che le due istituzioni – il Comune di Bologna e l’Alma Mater Studiorum – debbano trovare delle formule permanenti di relazione e ascolto reciproco. Due esempi di come potrebbe accadere. In primo luogo mi sembra opportuno che una volta all’anno il Rettore dell’Università partecipi a un Consiglio Comunale perché la sua viva parola porti a conoscenza lo stato dell’Ateneo ai rappresentanti eletti dei bolognesi. Parimenti, il Sindaco di Bologna dovrebbe partecipare come ospite e relatore almeno in un’occasione formale nel corso dell’anno, come il Senato Accademico. Penso anche che nell’ottica di costruire percorsi inclusivi per le decisioni pubbliche nel campo della cultura e dell’urbanistica, per fare solo due esempi, la presenza di uditori formalmente incaricati dall’Ateneo nelle commissioni consiliari competenti sia auspicabile. Sono solo due esempi per dire che il dialogo tra le due istituzioni deve diventare una prassi costante.

Sul secondo punto mi limito a considerare che aziende rivoluzionarie e di successo come Google in fondo sono nate proprio a margine di grandi Università. Se ogni dieci anni la capacità di innovazione dei talenti dell’Alma Mater producesse una “Google” emiliana, solo questo renderebbe Bologna una capitale economica a culturale a livello mondiale. A costo di esagerare dico questo per dimostrare quanto valore per la nostra città stia nei saperi coltivati dall’Ateneo, in tutte le sue specializzazioni. Città e Università devono sedersi insieme a un tavolo e capire in che modo rendere il nostro territorio accogliente per i migliori talenti e soprattutto come trattenerli, in modo da innescare un ciclo virtuoso di innovazione di cui si può avvantaggiare tutto il tessuto economico.

Mi piacerebbe leggere anche le vostre opinioni.

Idee per Bologna

novembre 12, 2008

E’ stata una serata di grande partecipazione all’Arci Benassi lunedì sera. Ma soprattutto è stata una sertata caratterizzata da un clima serio, sereno e tranquillo, esattamente il clima per rendere queste primarie un’occasione positiva di partecipazione politica.

I miei collaboratori hanno pubblicato una sintesi della serata sul sito del PD Bologna dedicato alle primarie.

Sul mio canale YouTube ci sono i video integrali dell’intervento:

Prima parte

Seconda parte

Terza parte