Patto di convivenza per le zone calde della città

Lettera aperta sul Pratello

Da Sindaco di Bologna Sergio Cofferati ha sempre lottato perché il tema della legalità si imponesse in città e a livello nazionale. Oggi il valore della legalità è patrimonio comune di tutta la città, nella consapevolezza diffusa che il rispetto delle regole tutela in primo luogo le persone più deboli.
L’ordinanza del Sindaco che qualche giorno fa ha riguardato cinque locali di Via del Pratello ha riportato il tema della legalità alla ribalta, sotto una luce diversa, ricordando a tutti noi che il tema della convivenza civile fra gruppi diversi (residenti, commercianti, studenti, etc.) è ineludibile; non solo al Pratello, ma anche in altre zone della città.

Nei giorni scorsi ho avuto modo di parlare con tanti cittadini che vivono il Pratello. Quello che mi ha colpito è il livello crescente di conflitto. In una situazione complessa come l’attuale, con la crisi economica alle porte e le difficoltà della finanza pubblica, credo che Bologna abbia bisogno non di esaltare i conflitti, ma di ritrovare unità e armonia. Abbassiamo i toni, per favore. Tutti i gruppi coinvolti devono fare un passo indietro per rimettersi intorno ad un tavolo. I residenti hanno diritto di dormire, i commercianti hanno diritto di svolgere la loro attività economica, gli studenti e gli altri bolognesi hanno diritto di fruire di una parte della città da sempre vocata al divertimento notturno. Tutti questi diritti sono fondamentali, ma nessuno di questi diritti è assoluto. Si tratta di diritti che devono in qualche modo convivere per poter sopravvivere, in un’ottica di equilibrio fra libertà e responsabilità (penso soprattutto ad alcuni giovani che evidentemente non si comportano come cittadini responsabili e credono che per divertirsi sia necessario fare rumore o sporcare per terra…).

Per zone della città come il Pratello abbiamo bisogno di un vero e proprio Patto di Convivenza che coinvolga il Comune, residenti, esercizi commerciali, associazioni del territorio, studenti e che contenga gli impegni reciproci dei vari soggetti. Impegni concreti che diano risposte concrete ai bisogni del Pratello, riducendo le “esternalità” negative del divertimento: meno rumore (ad esempio consentendo ai locali di dotarsi di dehors con tendoni antirumore e modulando gli orari di chiusura), meno sporcizia (ad esempio chiedendo agli esercenti di mettere a disposizione del pubblico i bagni o di dare un contributo speciale alle spese di pulizia della via), rilancio della zona in periodo diurno (ad esempio attraverso nuovi luoghi di aggregazione per anziani e giovani), più controllo del territorio.

Non conosco soluzioni semplici per problemi complessi. E chi propone soluzioni semplici per problemi complessi solitamente non ha compreso la complessità dei problemi. Credo che in un momento come quello che stiamo vivendo si debba parlare all’intelligenza dei cittadini e non alla loro pancia. E sono convinto che in fondo i bolognesi vogliano questo. L’ordinanza del Sindaco è come la sberla che il padre dà al figlio indisciplinato. Il gesto in sé può sembrare sproporzionato, ma ricorda al figlio che è in gioco un principio importante: il rispetto delle regole. Lo schiaffo, però, per avere un senso compiuto, deve essere seguito dal dialogo e dalla mediazione, che consentano davvero la condivisione di regole di convivenza e il loro rispetto. Diamo al Pratello un’altra possibilità.

4 Risposte to “Patto di convivenza per le zone calde della città”

  1. Federica Says:

    “Oggi il valore della legalità è patrimonio comune di tutta la città.”

    Su questo si potrebbe discutere a lungo…..

  2. Giovanni Says:

    Caro Flavio,
    il tuo proposito e senza dubbio positivo, ma permettimi di dire che avremmo biosgno di qualche soluzione al problema, questo si richiede ad un amministratore.
    Dare un colpo al cerchio e uno alla botte, può essere razionale e allo stesso tempo inutile. Qui la gente vuole dormire ed è esasperata.

  3. Michele Says:

    Notoriamente la mancanza di fiducia rende i cittadini non degni di fiducia e aumenta i costi di transazione. L’eccessivo accanimento nei confronti del Pratello ha reso la zona, una delle poche in cui ancora si possa passare una serata a Bologna, frequentata da persone la cui qualità sociale è scaduta nel corso degli anni. Delle notti è rimasto solo il rumore e lo sporco e l’insofferenza. Non c’è più teatro, musica, luoghi belli dove passare le serate nel calore che Bologna sapeva dare. E’ il risultato della politica di questi ultimi 10 anni. Una maggiore attenzione nei confronti dell’offerta culturale e “ludica” avrebbe potuto evitare lo scontro, in una zona comunque storicamente dedicata alla vita notturna. Le ragioni delle diverse parti non si scontrano: i commercianti so occupino di offrire bellezza e i residenti si mettano i doppi vetri.

  4. Maurizio Tumminelli Says:

    Caro Flavio,
    riprendo in parte le affermazioni di Giovanni: “questo si richiede ad un amministratore”.

    Dall’altra parte mi rendo conto, dandoTi ragione, che “chi propone soluzioni semplici per problemi complessi solitamente non ha compreso la complessità dei problemi”.

    Spesso capita, però, che un problema possa essere “risolto” se viene spezzettato in tanti problemi piu’ piccoli: purtroppo, invece, oggi tendiamo a risolvere “il problemone”, mentre la quotidianità e la legalità vigente puo’ offrire una soluzione più che adeguata.

    Indiscutibilmente fate tutti un passo indietro e “ricominciare da tre” dovrebbe essere l’unica soluzione assennata; se fino ad ora non è stata presa in considerazione tale possibilità e’ un problema che riguarda soltanto l’attuale Sindaco Sergio Gaetano Cofferati.

    La soluzione del problema, pero’, credo vada ricercata un po’ più indietro, fino almeno alle liberalizzazioni del mercato di cui l’On. Bersani e’ stato in parte artefice; tuttavia non è certo Lui l’unico “colpevole” (consapevole o non inconsapevole – e voglio pensare, naturalmente, che sia stata non consapevole).

    Puoì sembrare un discorso “reazionario”, ma la ricerca affannosa di una “democrazia” di mercato, nella speranza che quest’ultimo sia già adeguatamente “maturo” e’ risultata, evidentemente, un “errore” di sopravalutazione delle capacità del mercato stesso.

    La “questione morale” deve essere recuperata anche in questo specifico aspetto: ed e’ naturalmente una questione morale che deve essere presa in considerazione sia da chi “offre” sia da chi “riceve”.

    E nel frattempo? Cosa possiamo fare mentre aspettiamo che il mercato diventi “maturo”?

    Quando ero piccolo, adolescente e ragazzo, mi ricordo che i “vigili” erano sempre in giro, nel quartiere e nei punti nevralgici momentanei del Territorio e della Società; erano sempre molto spesso nel posto giusto al momento giusto.

    Adesso, onestamente, al di là di tutti i dati statistici, la percezione del Cittadino e’ che il controllo del Territorio sia notevolmente inferiore: e non e’ che negli ultimi 20 anni la città sia aumentata di superficie cosi’ tanto da poter affermare che lo stesso numero di vigili deve controllare un territorio maggiore.

    Con questo non vogliamo assolutamente “incolpare” i vigili: diciamo soltanto che alle volte, pur esistendo le Leggi, non sempre vengono applicate.

    La questione morale deve investire anche la quotidianità: se una persona e’ trovata ubriaca per strada, una volta veniva portata in Caserma, cosi’ come una persona che veniva trovata a “fare pipi'” contro il muro.

    Se i “vigili” ci provano adesso scoppia la rivoluzione sociale; ma senza esempi e senza continue conferme del controllo del Territorio da parte delle forze dell’ordine, non andiamo da nessuna parte.

    Dobbiamo consapevolmente accettare il fatto che le Leggi esistono e che devono essere applicate, sempre.

    Comunque, per concludere, vorrei portare un esempio personale accaduto proprio al Pratello.
    Non ricordo il nome del Locale, era estate e stavamo bevendo il “bicchiere della staffa” con alcuni amici fra cui Gianluigi Amadei (che certamente conosci).

    All’una (di notte) meno 2 minuti e’ uscito il proprietario del locale e ci ha detto che: o si pagava il conto e si andava via, oppure ci si trasferiva all’interno del locale.

    Al di là della nostra specifica scelta, ho gradito il comportamento dell’Oste e mi ha parzialmente sorpreso: ha dimostrato senso civico e consapevolezza della necessità di rispettare le “regole”.

    Gli avventori, una volta pagato il conto, magari un po’ “alticci” riescono a comportarsi secondo le “regole”?

    Ma se prendiamo in considerazione quest’ultima “ipotesi di reato” da parte degli avventori, scoppia un’altra rivoluzione.

    E ricompare, ancora una volta, la “questione morale”.

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