La crisi e Bologna

Secondo me questa crisi finanziaria è soprattutto una crisi morale. E’ l’esito di comportamenti sbagliati, non solo tecnicamente, ma anche moralmente. Ma ora bisogna rimboccarsi le maniche e affrontarla. Per questo sono lieto di essere ospiste insieme all’amico Romano Prodi a questo appuntamento dell’Istituto De Gasperi:

“Lunedi primo dicembre alle ore 21, a Bologna, Cinema Perla, Via San Donato 34, avrà luogo un pubblico incontro sul tema DA GLOBALE A LOCALE: LA CRISI MONDIALE E LE NOSTRE POSSIBILI RISPOSTE.
Ne discuteranno Romano Prodi, negli anni ‘70 primo Presidente dell’Istituto De Gasperi, e Flavio Delbono, docente di Economia Politica dell’Università di Bologna. Presiederà Domenico Cella, Presidente dell’Istituto. Moderatore il socio e giornalista Giorgio Tonelli.

La discussione approfondirà la trama della crisi finanziaria americana tra conflitto di interessi e avidità del denaro, deregolamentazione dei mercati e irresponsabilità della politica; verranno esplorate le trasformazioni dell’attività finanziaria, l’abnorme indebitamento di imprese e famiglie e il modello sottostante di consumi; lo spostamento della crisi finanziaria dall’America verso i paesi della periferia, i contraccolpi sull’economia reale e le caratteristiche della stagnazione in atto.

La crisi finanziaria ed economica americana verrà intrecciata con i fatti e le tendenze di maggior rilievo della politica internazionale 2008: il referendum irlandese sul Trattato, le Olimpiadi cinesi e l’esplosione dell’Asia, il conflitto georgiano e il nuovo protagonismo russo, l’elezione del nuovo Presidente americano e la ragionevole speranza di un nuovo multilateralismo.

Sul piano delle possibili risposte la discussione approfondirà le soluzioni connesse alla regolazione e alla sorveglianza sovranazionale dei mercati, magari su impulso europeo (di un’Europa che riesca davvero a ripartire). Ma verranno in rilievo anche le risposte attivabili dalle istituzioni sociali e politiche locali (a partire dal rilancio delle banche del territorio).”

Mi piacerebbe sapere come questa crisi sta toccando anche le persone della nostra città. Lasciatemi un commento e raccontatemi la vostra storia.

4 Risposte to “La crisi e Bologna”

  1. Federica Says:

    La gente non ha più soldi in tasca e le aziende, approfittando biecamente della crisi, offrono ai giovani perlopiù contratti capestro, nella peggiore delle ipotesi stage gratuiti.

    Ah, quasi dimenticavo, per essere assunti il concetto di “merito” è ormai superato. Da concetti come “raccomandazione” e “servilismo”.

  2. Chiara Says:

    Condivido a pieno la connessione tra crisi economica e crisi morale che ti ho sentito fare anche durante il discorso all’Arci Benassi di qualche settimana fa.
    Mi permetto di sottolineare che il rischio, a mio parere più grave, della crisi è quello di coinvolgere non solo le tasche ma anche gli animi dei cittadini..per quanto mi riguarda sto per giungere al termine del mio percorso universitario e pensare al futuro in un probabile campo del lavoro mi spaventa quasi come pensare all’Apocalisse.
    Anche questo è effetto della crisi: il precariato unica aspettativa di vita, il precariato come schema di fondo del sistema, il precariato come sentimento interiore che ti prende all’improvviso, come la malinconia.
    Se poi aggiungo che mi laureerò in Filosofia, e che il sogno di un posto di dottorato a Bologna ha più o meno le stesse quotazioni del Bologna F.C. vincitore dello scudetto 08/09, credo che si intuisca ancora meglio in che modo anche io, che ancora non appartengo al mondo lavorativo, sto respirando la “crisi”.

    Se riesco verrò all’incontro del 1°dicembre..fa bene capire qualcosa del quadro completo della questione.
    Ciao!

  3. Maurizio Tumminelli Says:

    La crisi “morale” investe sia la domanda sia l’offerta che nel mercato cercano, rispettivamente, opportunità di convenienza e di sviluppo; ma quando l’offerta non sta offrendo un prodotto veramente innovativo, ma soltanto copiato dalla concorrenza, allora non stiamo costruendo un mercato, lo stiamo semplicemente impoverendo, frammentandolo in tante “nicchie” nelle quali nessuna azienda riesce concretamente a sostenersi.

    Faccio un esempio.
    Una volta c’era il “latte”, adesso c’e’ il latte intero, scremato, parzialmente scremato, con le vitamine, senza lattosio, microfiltrato, etc.; ma il “mercato latte” e’ unico, ed i suoi consumatori limitati, mente il produttore di questo o di quel latte spera di poter convincere tutto il mercato al suo prodotto a scapito di quello altrui.

    Questo genera inutile confuzione nel consumatore, ed e’ una confusione forse cercata da chi offre il nuovo “latte innovativo” che di innovativo ha poco e niente.

    Altro esempio: le lamette da barba. Una volta c’era il famoso bi-lama che rivoluziono’ il mercato facendoci credere che il pelo da tagliare fosse cosi’ “stupido” da aspettare che passasse la seconda lama.
    Posso anche accettare il rasoio bi-lama, ma adesso abbiamo dei rasoi con 5 lame: non possiamo pensare che il pelo adesso sia diventato cosi’ “coglione” da starsene li’ buono e tranquillo che finiscano di passare le cinque lame una dopo l’altra!

    La moralità deve essere recuperata anche dal produttore: non puo’ prendere in giro il consumatore con innovazioni inutili per cercare di accapparrarsi un mercato che, comunque, non e’ in espansione.

    La moralità dovrebbe essere recuperata anche dal consumatore: deve perspicacemente scegliere di non acquistare questo o quel prodotto solo perche’ lo ha visto pubblicizzato sui media.

    La questione e’ che il consumatore si ritiene soddisfatto solo se riesce a dimostrare a se stesso, e sopratutto agli altri, che puo’ permettersi questo o quel prodotto, che ha acquistato l’ultimo modello” di questo o di quello: ma una volta gli acquirenti accorti non acquistavano mai la prima “serie” di un’automobile, acquistavano la seconda sperando che il costruttore, nel frattempo, avesse risolto i problemi insiti alla “prima serie”.

    Ed il discorso puo’ essere applicato ad ogni prodotto o servizio (meglio non entrare nel discorso dei servizi: c’e’ da mettersi le mani ai capelli – dati gli ultimi sviluppi dell’economia finanziaria).

    Non e’ vero che “si stava meglio quando si stava peggio”: si stava meglio quando ognuno ragionava con la propria “tasca”, e non con quella che gli hanno detto che dovrebbe avere.

    Si stava meglio quando l’economia era fondata soltanto sul lavoro imprenditoriale, e non sulla “futura e probabile possibilità di guadagno” se si verificheranno certe condizioni cosi’ come ci ha fatto credere l’economia finanziaria.

    Ci vorrà tempo, e le nuove generazioni possono imparare dai nostri errori, ma sono fiducioso che il nuovo consumatore ed il nuovo imprenditore potrà ritornare alla “serietà” ed al “rigore” imprenditoriale che hanno visto la nascita e la crescita di una economia sana e solida.

    Ma per far crescere questi nuovi imprenditori c’e’ bisogno di una università di tipo “italiano” e non di tipo “americano”: una università dove il neo-laureato non è uno specialista, ma un uomo di cultura: questo e’ quello che ci hanno invidiato tutti i maggiori Paesi industrializzati, la cultura, non lìeccessiva specializzazione.

    Il rigore morale deve essere recuperato, quindi, anche nella Scuola e nell’Università, una Università che “forma” ed “istruisce”, non una Università tamente aggiornata alle ultime innovazioni da non aver tempo per “fare cultura”.

    A tal proposito H. Berson (filosofo del tardo Ottocento) affermava, come esempio estremo, che l’AMEBA (organismo unicellulare) aveva maggiori possibilità di comprendere la realtà rispetto ad un “Professore” perchè non aveva “categorie” pre-concette, e poteva essere più libero di apprendere, di farsi bagnare dalla pioggia della cultura; il professore aveva invece un ombrello (dato dalla propria istruzione) che non gli permetteva di essere “bagnato” dal “sapere” e dalla “cultura”.

  4. Giacomo Says:

    La crisi finanziaria internazionale ha colpito e continuerà a colpire tutto il mondo perché il sistema economico è globalizzato. Il problema della finanza italiana non è tuttavia legato esclusivamente alla “crisi dei mutui”, ma anche alla famosa evasione fiscale: non è possibile che certi lavoratori dipendenti paghino oltre al 40% di tasse e ci siano dei commercianti, liberi professionisti ed imprenditori che evadono costantemente le tasse. Da quando si è instaurato il nuovo governo non si è più parlato di questo tema che è, secondo me, il punto centrale delle magagne, non soltanto di natura economica, del nostro paese. Combattere l’evasione fiscale non significa solamente rimpinguare le casse dello stato, ma anche combattere la criminalità organizzata, l’immigrazione clandestina, ecc.
    E’ necessario creare un sistema di riscossione dei tributi più efficiente, magari favorendo le transazioni elettroniche (facilmente tracciabili), perché lo stato possa investire nella creazione di opere pubbliche e nella ricerca tecnologica. I famosi aiuti di stato alle aziende come FIAT sono tanto necessari quanto inutili: non ci possiamo permettere di competere nella produzione di automobili con realtà come l’India o la Cina, la nostra economia si deve basare sulla tecnologia, sui prodotti enogastronomici e sul turismo.
    Il presidente eletto degli Stati Uniti, Barack Obama, propone di investire nelle risorse rinnovabili per creare indipendenza energetica dal petrolio e dall’uranio. Viste le necessità del nostro paese credo che dovremmo anche noi seguire questa politica ed abbandonare una tecnologia vecchia ed altamente inquinante come il nucleare (a fissione) ancora prima di utilizzarla. L’Italia ha la fortuna di essere una penisola per cui si potrebbe utilizzare la forza del moto ondoso per generare energia pulita. Forse tuttavia ciò è contrario al volere di qualcuno che ha interessi nell’utilizzare una fonte (sia essa il petrolio, il metano, l’uranio) commercializzabile e quindi tassabile.

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