Archive for the ‘discorsi’ Category

Sono il candidato sindaco di Bologna per il PD

dicembre 15, 2008
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Un momento dell’annuncio dei dati definitivi dello spoglio alla sede del PD di Bologna in Via Rivani

Grazie alle 24.920 persone che questo fine settimana si sono recate ai seggi per le primarie e hanno fatto di questo appuntamento una bella pagina della storia politica di Bologna. Grazie alle 12.392 che mi hanno votato scegliendomi come loro candidato sindaco. Grazie agli altri amici, Maurizio, Virginio, Andrea, che si sono spesi in queste primarie facendone una competizione vera e partecipata. Grazie a tutte le persone che hanno lavorato anche dietro le quinte con generosità per rendere tutto questo possibile.

Da oggi si lavora tutti uniti per dare ai bolognesi la proposta di governo della città vincente per il 2009.

PS: i risultati delle primarie dal sito del PD di Bologna.

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Proposte per Bologna

dicembre 6, 2008
"Proposte per Bologna", 6 dicembre 2008, Baraccano con Enrico Letta e Andrea De Maria
“Proposte per Bologna”, 6 dicembre 2008, Baraccano con Enrico Letta e Andrea De Maria

L’incontro di oggi “Proposte per Bologna” che ha visto anche la partecipazione di Enrico Letta e Andrea De Maria è stata l’occasione per fare il punto sulle mie proposte per Bologna maturate, in queste settimane di preparazione alle primarie.

Le proposte si ispirano al principio “fare di più con meno risorse” e per questo partono dal miglioramento dell’efficienza della macchina amministrazione come condizione per liberare risorse a favore dei cittadini. Per questo dobbiamo metterci insieme per essere più forti, per fare di Bologna una nuova capitale europea. I motori dell’Europa sono da tempo territori imperniati su una città metropolitana: Bologna deve essere fra questi e con questi, al pari di città come Monaco, Valencia, Lione. Una Grande Bologna può significare più capacità di investimento e meno costi per la burocrazia, con risparmi nell’ordine dei 30-45 milioni di euro all’anno a livello metropolitano solo con la messa in comune della funzione acquisti.

Nelle politiche di Welfare gli uffici comunali dovranno sempre di più concentrarsi sul governo generale e sul finanziamento del sistema nel rispetto delle reciproche autonomie, piuttosto che sull’erogazione dei servizi. Un’attenzione particolare deve essere dato al ruolo delle cosiddette “badanti”, anche attraverso il sostegno alla famiglia che faccia emergere il lavoro “nero” di una badante, con l’obiettivo di coprire almeno la quota dei contributi sociali.

Bologna si dovrà dare un ambizioso progetto di risparmio energetico ed utilizzazione di energia pulita; il Comune attraverso il rinnovamento e la corretta manutenzione del suo patrimonio immobiliare deve essere il primo a dare il buon esempio. Insieme all’Università si dovranno creare borse di studio e percorsi di inserimento lavorativo che creino le figure professionali necessarie per la gestione di queste problematiche.

Per le grandi infrastrutture Delbono rilancia il bisogno di un patto che garantisca i bolognesi che chiunque vinca entrambi gli schieramenti si adopereranno per trovare i finanziamenti e realizzare le infrastrutture concordate.

Per affrontare il periodo di crisi economica, anche l’amministrazione comunale, per Delbono, dovrà fare la sua parte sostenendo imprese e famiglie: le prime, per esempio, favorendo la creazione una linea di credito agevolato, che, gestita insieme ai Consorzi Fidi e alle banche convenzionate, potrà aiutare le imprese a finanziarsi con tassi di interesse più bassi; per le famiglie, si potrebbe sperimentare un vero e proprio fondo di emergenza con il quale dare un sostegno – per quanto piccolo – ai lavoratori licenziati, in cassa integrazione o in mobilità.

Grazie alla sua offerta di cultura, Bologna deve puntare sul turismo culturale. Per questo gli eventi, festival, manifestazioni già promossi a Bologna vanno trasformati in un sistema di offerta culturale. In questa direzione va anche la proposta della creazione di un Festival dell’Economia Sociale che evidenzi il vivace tessuto associativo e imprenditoriale che in città opera intorno ai temi dell’economia civile.

Bologna deve diventare un grande centro di ricerca e di sperimentazione sulle energie rinnovabili, sul risparmio energetico e sulla mobilità sostenibile, sfruttando al meglio le opportunità del Piano Energetico Regionale e chiedendo ad HERA uno sforzo particolare. HERA non è solo un patrimonio finanziario o una holding che opera sul mercato nazionale dei servizi pubblici locali, ma una grande ricchezza da valorizzare per il territorio.

Il nostro centro storico, con i suoi bellissimi portici da riqualificare e da salvare dai graffiti, dovrebbe essere un salotto. Tutti dobbiamo sentirci più responsabili. In questa prospettiva va la proposta di stipulare, per alcune zone della città, dei veri e propri Patti di Convivenza che coinvolgano Comune, residenti, esercizi commerciali, associazioni del territorio, studenti.

Sul tema dello sport, l’investimento per la realizzazione di nuovi impianti o per la ristrutturazione di quelli esistenti deve rimanere stabilmente in capo all’amministrazione comunale con metodi tradizionali. Le risorse da mettere in campo devono essere prioritariamente pubbliche. A valle di questo i bandi di affidamento della gestione devono adeguatamente valorizzare l’esperienza sul campo, il radicamento territoriale e l’aspetto relazionale così come recitano le norme regionali per la valorizzazione delle associazioni di promozione sociale.

Infine, occorre riconoscere il ruolo dell’associazionismo per il contributo fondamentale che dà alla società e rafforzarlo in maniera strutturale, ad esempio garantendo spazi e risorse logistiche adeguati alle necessità, dando così vita a una vera e propria casa delle associazioni e del volontariato.

Scarica il documento completo “E’ Bologna che conta: dalle idee alle proposte” (PDF)

Idee per Bologna

novembre 12, 2008

E’ stata una serata di grande partecipazione all’Arci Benassi lunedì sera. Ma soprattutto è stata una sertata caratterizzata da un clima serio, sereno e tranquillo, esattamente il clima per rendere queste primarie un’occasione positiva di partecipazione politica.

I miei collaboratori hanno pubblicato una sintesi della serata sul sito del PD Bologna dedicato alle primarie.

Sul mio canale YouTube ci sono i video integrali dell’intervento:

Prima parte

Seconda parte

Terza parte

Fine settimana da Roma a Casteldebole

ottobre 27, 2008

Innanzitutto GRAZIE a tutti coloro che in questi giorni, da quando il sito è on line, mi hanno scritto, mi hanno mandato sms, si sono iscritti alla comunità di Facebook, hanno lasciato commenti sul blog. Questa risposta è un segnale importante di incoraggiamento. Ancora, GRAZIE. Vi racconto qualcosa del mio fine settimana.

Dire che è stato un fine settimana intenso è un eufemismo: ho partecipato alla manifestazione a Roma di sabato 25 ottobre Salva l’Italia. Per me è stata un’esperienza emozionante, intensa sia sotto il profilo morale che quello fisico: i chilometri a piedi, il rumore assordante ma festoso della folla, gli amici con cui ho condiviso la marcia. Potrei soffermarmi sui contenuti dei discorsi – molti oratori davvero bravi, qualcuno anche emozionato di fronte a una simile folla – ma preferisco soffermarmi sui volti dei tantissimi giovani presenti alla manifestazione. Ne ho conosciuti tanti, anche di Bologna sul treno delle 6.40 che ci ha portato nella capitale. E’ stato un corteo anagraficamente giovane, almeno questa è ma mia impressione. Il loro entusiasmo, la loro grinta mi sembrano la migliore interpretazione di un sano senso di partecipazione

Ma vorrei anche ricordare la mia domenica. Ho partecipato come oratore ufficiale alla commemomorazione dell’eccidio di Casteldebole. E’ un episodio non notissimo della Seconda Guerra Mondiale, sul museo virtuale della Certosa c’è una scheda esplicativa curata dallo storico Sauro Onofri. Riporto alcuni passaggi del discorso che ho pronunciato:

Credo che nessuno, riflettendo su ciò che è accaduto qui, possa fare a meno di porsi delle domande, di cercare risposte ai tanti interrogativi che la storia ci ha consegnato.

Cosa resta oggi dell’impegno – fino al sacrificio estremo – della parte migliore di una generazione che scelse la via della lotta alla sopraffazione, della lotta alla negazione della dignità umana e della libertà?

Cosa ci hanno lasciato quelle ragazze e quei ragazzi, quelle donne e quegli uomini che scelsero di mettere in gioco quanto avevano di più caro per consegnare alle generazioni future un Paese diverso da quello che loro avevano conosciuto?

Cosa resta di quelle persone che incapparono nella furia sanguinaria nazifascista, senza nemmeno far parte della Resistenza militante?

Ebbene, quelle donne e quegli uomini ci hanno lasciato un patrimonio inestimabile, una eredità della quale nessuno può sminuirne la grandezza, una eredità che nessuno può permettersi di vanificare.

E’ la libertà, è la democrazia, è il rispetto dell’uomo verso l’uomo, è la capacità di costruire un mondo nel quale le differenze rappresentano un valore, nel quale la solidarietà è la via per affrontare il futuro, nel quale nessuno può giudicare l’altro per il colore della pelle, per il credo religioso, per le convinzioni politiche.

(…)
Fu Resistenza la lotta di chi imbracciò le armi, quindi, ma fu Resistenza anche quella di chi veniva trascinato via dalle proprie case per essere inviato ai campi di concentramento, quella di chi si rifiutava di collaborare, e per questo rischiava la morte.

(…)
Sono quei valori e quei principi che oggi dobbiamo difendere e fare nostri, perché è in essi che troviamo le nostre radici, perché è da essi che è partito quel percorso che ci ha portato alla democrazia e alla libertà.

Ed è per questo – ne sono convinto – che non possono essere messe sullo stesso piano le scelte di chi si trovava su versanti contrapposti.

E’ per i motivi e gli ideali che stavano alla base di questo ed altri episodi che il revisionismo più spregiudicato non può attecchire.

Perchè non si possono accomunare i morti partigiani e i morti nazifascisti, strumentalizzando un giusto e condivisibile sentimento di pietà umana che nessuno nega.

Per combattere l’odio deve crescere l’unico antidoto capace di contrastarlo: la cultura della Pace, della tolleranza, del lavoro, della convivenza, delle uguali opportunità per ogni cittadino.

Su questo dobbiamo impegnarci ogni giorno, per evitare che la cultura dell’odio si moltiplichi, facilitata da fattori esterni quali possono essere le crisi economiche, la disoccupazione, la paura della diversità, il razzismo.