Archive for the ‘generi’ Category

Convivenza civile e diritti di tutti

novembre 28, 2008
Flavio Delbono all'incontro promosso dall'Associazione 3D alla libreria Igor, 27 novembre 2008

Incontro alla libreria Igor promosso dall'Associazione 3D, 27 novembre 2008

La convivenza civile è indubbiamente una missione della città. Garantire la possibilità di coesistere all’interno di uno spazio che va sempre più differenziandosi è, indubbiamente, un tema centrale. Lo sanno bene tutte quelle associazioni che si battono per affermare pari dignità e pari diritti delle persone gay, lesbiche, bisex e transgender (Lgbt). Convivere civilmente in una città sempre più diversa è un concetto che deve necessariamente diventare parte del sentire comune. Questa la sfida lanciata assieme dall’amministrazione e dalle associazioni. Rispetto ad altre città, il comune di Bologna ha sempre fatto tanto in termini pionieristici, e nella stessa direzione si è impegnata la Regione Emilia-Romagna. Penso al regolamento delle libere forme associative istituito dalla giunta Vitali per mettere ordine alle modalità con cui il comune potesse sostenere il mondo associativo, in termini di contributi e agevolazioni. Un contenitore all’interno del quale anche le associazioni Lgbt hanno trovato sostegno patrimoniale. Penso al disegno di legge della Regione con relatore Lucchi, un disegno il cui iter si completerà nei prossimi mesi e in uno dei suoi punti fondamentali, l’articolo 4, afferma il principio che tutti i diritti si applicano ad ogni forma di convivenza. È una formulazione che ci fa capire come la strada sia stata tracciata bene affinchè l’amministrazione pubblica declini al plurale il concetto di famiglia. Tocca proseguire in quella direzione. Come del resto ha fatto la giunta uscente istituendo, grazie al lavoro di Sergio Lo Giudice, l’ufficio Lgbt all’interno del mini-assessorato alle politiche delle differenze. Nello stesso momento è importante che venga potenziato un lavoro di rete tra le diverse associazioni: attività e informazioni per queste campagne culturali devono trovare valore aggiunto da utili intersezioni con reti che coinvolgano sempre più associazioni in maniera sinergica.

Questioni femminili e benessere di una società

novembre 26, 2008
Incontro in occasione della Giornata Internazionale Contro la Violenza alle Donne - 25 novembre 2008

Incontro in occasione della Giornata Internazionale Contro la Violenza alle Donne - 25 novembre 2008

L’incontro con le donne alle Scuderie di Piazza Verdi è stata un’ottima occasione per esercitare un’autentica pratica di ascolto. Sulle tematiche che le riguardano, gli uomini, e soprattutto i politici maschi in campagna elettorale, corrono sempre il rischio di posizionarsi su due estremi da evitare. Da una parte si rischia di essere retorici e patetici, finendo per assecondare le questioni più che affrontarle. Dall’altra il grosso rischio è la genericità, con l’inevitabile risultato non entrare nel cuore della discussione.

Per questo motivo, preferisco affrontare la questione con altre chiavi di lettura. Avendo avuto la fortuna di studiare in Inghilterra in un buon periodo come gli anni ottanta, ho avuto la possibilità di imbattermi in uno dei più grandi economisti sociali mai esistiti, Amartya Sen, premio nobel per l’economia nel 1998. Amartya Sen sviluppa un approccio radicalmente nuovo alla teoria dell’eguaglianza e delle libertà, individuando la possibilità che l’idea di benessere di una società debba essere misurato attraverso la capacità delle persone. .

Mi piace l’idea di poter declinare questi concetti in quelle questioni che ci ostiniamo a definire femminili e che, in realtà, appartengono invece a tutta la società. In questo approccio trovo le risposte più adeguate alle urgenze che le donne mi pongono davanti: quella del lavoro femminile, l’emancipazione delle giovani donne, di quelle immigrate, la violenza e il tema generale delle convivenze.

In Emilia-Romagna è stato fatto molto negli ultimi quarant’anni grazie a due importantissime operazioni di genere: le politiche per l’infanzia e quelle per l’autosufficienza. Nell’ottica di creare una comunità con più benessere e meno diseguaglianze, si sono tolti i vincoli creando un welfare di qualità accessibile a tutti. La partecipazione femminile al lavoro è stata prodotta fondamentalmente da queste iniziative.

Sono questi i provvedimenti che hanno innescato effetti a catena di emancipazione femminile, a partire, ovviamente, dalla libertà economica. Ci siamo messi nella direzione giusta già anni fa cominciando a parlare di bilancio sociale. All’aggettivo sociale ne sono stati via via alternati di diversi, più precisi, consapevoli che comprendere ciò di cui c’è bisogno, implica per forza di cose un cambiamento nel tempo delle situazioni e degli strumenti per affrontarli. Il welfare pensato per una famiglia tipo di decenni fa deve essere ripensato in base alla realtà che è cambiata. Perché sono cambiate le famiglie, sono cambiate le esigenze.