Archive for the ‘proposte’ Category

Un fondo di emergenza contro la crisi

gennaio 1, 2009

La proposta del Cardinale Carlo Caffarra di istituire un fondo di emergenza contro la crisinon può che trovare adesione e supporto da parte di tutte le istituzioni cittadine, pubbliche, private e nonprofit.

Con l’avvio di sempre più numerose procedure di cassa integrazione e mobilità la crisi economica e finanziaria mondiale ha ormai cominciato a toccare nel vivo la qualità della vita dei cittadini bolognesi. Come sempre la Chiesa non è seconda a nessuno quando si tratta della carità e della difesa dei più deboli. Per le istituzioni locali si tratta invece di iniziative con pochi precedenti, ma, se è vero che la politica è una forma della carità, per tempi straordinari occorre prendere misure straordinarie. In questo senso è necessario condividere rapidamente forme e modi per dare sostegno e appoggio a questo importante progetto. Una comunità deve sempre fare quadrato di fronte ai problemi comuni.

L’Università, una grande ricchezza per Bologna

dicembre 10, 2008
Incontro all'Arci Villone con Vasco Errani e Andrea De Maria

Incontro all'Arci Villone con Vasco Errani e Andrea De Maria, 5 dicembre 2008

C’è una grande coincidenza favorevole nel futuro prossimo di Bologna. Comune e Università, e cioè le due più importanti istituzioni della città, rinnovano nello stesso periodo le rispettive amministrazioni. Si apre l’opportunità di una collaborazione basata sulla condivisione di strategie e obiettivi, una collaborazione che può protrarsi per i prossimi dieci anni. È una possibilità importante che deve essere sfruttata per rendere Bologna una città più attraente.

Storicamente il legame tra le due istituzioni è sempre stato forte. Comune e Università di Bologna hanno costruito un rapporto ricco di tratti comuni, coinvolgendosi spesso in una relazione da cui hanno avuto giovamento entrambe. Renato Zangheri, che ho l’onore di avere come presidente del mio comitato, è stato uno dei modelli in questo senso, un caso emblematico di tutte quelle personalità politiche che si sono fortemente spese su Bologna. Ricordiamo che non è così ovunque, che questo sentimento di coinvolgimento tra amministratori e studiosi è stato, ed è tuttora, un tratto distintivo della realtà bolognese.

La dimensione culturale fa parte di Bologna, la connota fortemente e questo spiega perchè la cultura non può essere considerata solamente una voce residuale del bilancio, ma un ingrediente fondamentale della capacità di attrazione e promozione della città stessa. L’Università, in tutto questo, gioca un ruolo fondamentale. I giovani che vi ruotano sono una risorsa straordinaria, sono le persone che portano l’immagine di Bologna nel mondo e la rendono oggetto di studio nei paesi stranieri.

Gli sudenti sono una indubbia ricchezza, ma possono creare dei problemi: sarebbe stupido pensare di non considerarli e selezionarli per prenderli nel verso giusto. I problemi connessi all’università sono fondamentalmente due. Assieme alla Fiera, l’Università è il principale responsabile dei rincari di prezzi a Bologna. Tutto ciò che consumano gli studenti (dagli affitti ai generi alimentari) è soggetto a rincari economici che comportano l’inevitabile consegnuenza di una Bologna sempre più cara. L’altro serio problema è quello della convivenza. I servizi sociali funzionanti permettono alla città di invecchiare: si ritrovano, dunque, sempre più spesso a condividere lo stesso spazio persone con esigenze e stili di vita diversi. E certamente non può essere una soluzione valida l’allontanamento dal centro delle facoltà.

Da una parte abbiamo, dunque, la necessità assoluta di rilanciare la funzione della ricerca nei settori che riteniamo più meritevoli. Dall’altra dobbiamo interrogarci insieme, Comune e Università, sulle forme più compatibili di convivenza, con l’obiettivo comune di rendere Bologna una città più attraente. Così è stata per me all’inizio degli anni ottanta quando decisi di venire a fare il ricercatore all’Università di Bologna. Così venga oercepita anche oggi da chi sceglie Bologna per investire una parte importante della propria vita.

È una sfida importante che va fatta coinvolgendo tutti gli interessati. Non si decide in un ufficio comunale a che ora devono andare a letto studenti o residenti. Bologna senza l’Università è effettivamente una città se non grigia, come sosteneva il Rettore Pier Ugo Calzolari qualche mese fa, certamente monca. L’Università è un vanto per Bologna perchè è la più antica d’Europa: venga vissuta da tutti come un fattore di attrazione e ricchezza.

Proposte per Bologna

dicembre 6, 2008
"Proposte per Bologna", 6 dicembre 2008, Baraccano con Enrico Letta e Andrea De Maria
“Proposte per Bologna”, 6 dicembre 2008, Baraccano con Enrico Letta e Andrea De Maria

L’incontro di oggi “Proposte per Bologna” che ha visto anche la partecipazione di Enrico Letta e Andrea De Maria è stata l’occasione per fare il punto sulle mie proposte per Bologna maturate, in queste settimane di preparazione alle primarie.

Le proposte si ispirano al principio “fare di più con meno risorse” e per questo partono dal miglioramento dell’efficienza della macchina amministrazione come condizione per liberare risorse a favore dei cittadini. Per questo dobbiamo metterci insieme per essere più forti, per fare di Bologna una nuova capitale europea. I motori dell’Europa sono da tempo territori imperniati su una città metropolitana: Bologna deve essere fra questi e con questi, al pari di città come Monaco, Valencia, Lione. Una Grande Bologna può significare più capacità di investimento e meno costi per la burocrazia, con risparmi nell’ordine dei 30-45 milioni di euro all’anno a livello metropolitano solo con la messa in comune della funzione acquisti.

Nelle politiche di Welfare gli uffici comunali dovranno sempre di più concentrarsi sul governo generale e sul finanziamento del sistema nel rispetto delle reciproche autonomie, piuttosto che sull’erogazione dei servizi. Un’attenzione particolare deve essere dato al ruolo delle cosiddette “badanti”, anche attraverso il sostegno alla famiglia che faccia emergere il lavoro “nero” di una badante, con l’obiettivo di coprire almeno la quota dei contributi sociali.

Bologna si dovrà dare un ambizioso progetto di risparmio energetico ed utilizzazione di energia pulita; il Comune attraverso il rinnovamento e la corretta manutenzione del suo patrimonio immobiliare deve essere il primo a dare il buon esempio. Insieme all’Università si dovranno creare borse di studio e percorsi di inserimento lavorativo che creino le figure professionali necessarie per la gestione di queste problematiche.

Per le grandi infrastrutture Delbono rilancia il bisogno di un patto che garantisca i bolognesi che chiunque vinca entrambi gli schieramenti si adopereranno per trovare i finanziamenti e realizzare le infrastrutture concordate.

Per affrontare il periodo di crisi economica, anche l’amministrazione comunale, per Delbono, dovrà fare la sua parte sostenendo imprese e famiglie: le prime, per esempio, favorendo la creazione una linea di credito agevolato, che, gestita insieme ai Consorzi Fidi e alle banche convenzionate, potrà aiutare le imprese a finanziarsi con tassi di interesse più bassi; per le famiglie, si potrebbe sperimentare un vero e proprio fondo di emergenza con il quale dare un sostegno – per quanto piccolo – ai lavoratori licenziati, in cassa integrazione o in mobilità.

Grazie alla sua offerta di cultura, Bologna deve puntare sul turismo culturale. Per questo gli eventi, festival, manifestazioni già promossi a Bologna vanno trasformati in un sistema di offerta culturale. In questa direzione va anche la proposta della creazione di un Festival dell’Economia Sociale che evidenzi il vivace tessuto associativo e imprenditoriale che in città opera intorno ai temi dell’economia civile.

Bologna deve diventare un grande centro di ricerca e di sperimentazione sulle energie rinnovabili, sul risparmio energetico e sulla mobilità sostenibile, sfruttando al meglio le opportunità del Piano Energetico Regionale e chiedendo ad HERA uno sforzo particolare. HERA non è solo un patrimonio finanziario o una holding che opera sul mercato nazionale dei servizi pubblici locali, ma una grande ricchezza da valorizzare per il territorio.

Il nostro centro storico, con i suoi bellissimi portici da riqualificare e da salvare dai graffiti, dovrebbe essere un salotto. Tutti dobbiamo sentirci più responsabili. In questa prospettiva va la proposta di stipulare, per alcune zone della città, dei veri e propri Patti di Convivenza che coinvolgano Comune, residenti, esercizi commerciali, associazioni del territorio, studenti.

Sul tema dello sport, l’investimento per la realizzazione di nuovi impianti o per la ristrutturazione di quelli esistenti deve rimanere stabilmente in capo all’amministrazione comunale con metodi tradizionali. Le risorse da mettere in campo devono essere prioritariamente pubbliche. A valle di questo i bandi di affidamento della gestione devono adeguatamente valorizzare l’esperienza sul campo, il radicamento territoriale e l’aspetto relazionale così come recitano le norme regionali per la valorizzazione delle associazioni di promozione sociale.

Infine, occorre riconoscere il ruolo dell’associazionismo per il contributo fondamentale che dà alla società e rafforzarlo in maniera strutturale, ad esempio garantendo spazi e risorse logistiche adeguati alle necessità, dando così vita a una vera e propria casa delle associazioni e del volontariato.

Scarica il documento completo “E’ Bologna che conta: dalle idee alle proposte” (PDF)

La costruzione della città metropolitana

dicembre 5, 2008
Incontro al Centro Lame "Parliamo del futuro della nostra città", 2 dicembre 2008
Incontro al Centro Lame “Parliamo del futuro della nostra città”, 2 dicembre 2008

Durante gli incontri in giro per la città, una delle domande più frequenti che mi viene rivolta verte sulla città metropolitana. Giornalisti e semplici cittadini, pensionati e universitari: è un tema trasversale di cui ognuno vorrebbe capire qualcosa in più.

Della città metropolitana, a livello politico-amministrativo, ne parlano tutti ormai da quindici anni. Oggi il tema risulta per forza di cose noioso, fondamentalmente perchè rimasto mero argomento di discussione. L’errore principale è stato quello di privilegiare la cornice senza vedere il quadro, cercare il come attuarla senza capire cosa.

Credo sia doveroso partire innazitutto dalle funzioni della città metropolitana e comprendere che, se le cose si fanno insieme, spesso si semplifica la vita ai cittadini, alle imprese e, soprattutto, si risparmia. É necessario dare un segnale e partire da una serie di iniziative che che diano gamba alla città metropolitana, percepita come una realtà positiva se toglie burocrazia e migliora il reperimento delle risorse. Non stiamo inventando nulla e lo dimostra la storica spiccata vocazione consorzivista della nostra regione. Penso ai consorzi volontari dei comuni che esistono già.

No n c’è stato bisogno di alcuna legge speciale perchè alcuni comuni si consorziassero per fornire insieme dei servizi che da soli faticavano a dare. Penso, ad esempio, ai pulmini scolastici. Così come non c’è stato bisogno di creare leggi ad hoc per costituire entità come Acoser o Atc. Con le stesse risorse è possibile garantire servizi identici, se non migliori. Questa è la città metropolitana.

Per risparmiare i comuni condividono già strategie in alcuni campi: si tratta, dunque di estendere lo stesso principio ad altre attività. È un lavoro che richiede tempo, ma è in questo modo che si liberano le risorse da destinare a campi dove c’è più bisogno. Un percorso, del resto già iniziato dall’amministrazione regionale.

Il mio auspicio è che ogni comune metta sul piatto un po’ della propria capacità gestionale. Non molto tempo fa, dodici paesi europei hanno rinunciato alla propria moneta per costituire l’Europa Unita. Sono certo che i comuni possano rinunciare a qualcosa di loro, penso ad esempio agli uffici tributari o alle anagrafi, in nome di qualcosa di più grande che funzioni meglio a costi minori.

Lavoro e coesione sociale

novembre 25, 2008
Flavio Delbono al Quartiere Porto - Incontro Welfare Lavoro Coesione Sociale
Flavio Delbono al Quartiere Porto – Incontro Welfare Lavoro Coesione Sociale 24 novembre

Traggo sempre spunti molto interessanti dagli incontri che facciamo in giro per la città. Perché credo che il programma da presentare ai cittadini non possa e non debba essere un pacchetto preconfezionato, ma possa costruirsi nel tempo, nel corso di questi mesi pre-elettorali.

Dall’incontro di lunedì sera al Quartiere Porto sulla tematica “Lavoro, sviluppo e coesione sociale” sono venuti fuori tanti temi caldi che riguardano la nostra città, ma non solo. Lo stato sociale, le difficoltà dei giovani e delle donne nel mondo del lavoro, la crisi economica in generale.

Se vogliamo essere onesti innanzitutto con noi stessi nell’affrontare questi argomenti, credo sia doveroso partire da una premessa. La consapevolezza, cioè, che le risorse sono generalmente in esaurimento: “fare di più con meno” diventa una necessità, non uno slogan. E sono i piccoli comuni o la Regione stessa che ci insegnano come fare di più con meno possa semplicemente significare, spesso e volentieri, coordinarsi per rispondere meglio a bisogni collettivi. Unire i propri uffici tributari o creare il pulmino scolastico che faccia il giro dei comuni sono provvedimenti che non necesitano di leggi speciali e sono esempi concreti di come si possa fare di più con meno.

Una volta condivisa questa premessa, viene più facile trovare anche messaggi tranquillizzanti da sottoporre ad una città come Bologna poco predisposta, in questo momento, a farsi prendere in giro. Una città che vive una fase di lieve decremento della popolazione considerato il saldo negativo tra natalità e mortalità.

Tra le idee di sviluppo economico di Bologna, dunque, deve per forza di cose esserci quella di far crescere la popolazione dell’intero territorio, provando a diventare più attraenti agli occhi di chi vive fuori. Soprattutto agli occhi di quelle categorie di cui la città ha bisogno. Penso, per esempio, alle collaboratrici familiari, da prendere e regolarizzare. Dobbiamo cercare idee di sviluppo della città, partendo quegli elementi che marchiano fortemente la nostra comunità. Penso al ricchissimo mondo dell’associazionismo e del volontariato, a quel mondo cooperativo che rappresenta un fortissimo elemento identitario per Bologna e l’intera regione. Un mondo che meriterebbe un festival dell’economia sociale non come semplice operazione di marketing, ma occasione di collettivo rivelamento identitario della città. Individuare delle finalità comuni e metterci daccordo sugli strumenti per realizzarle è una priorità. Senza, però, fossilizzarci sulle discussioni sugli strumenti stessi. Bisogna appassionarsi agli obiettivi, non agli strumenti. Possiamo infervorarci sulla coesione sociale, sulla necessità di dare sicurezze a questa città, non sui mezzi più adatti per perseguirla.

Patto di convivenza per le zone calde della città

novembre 17, 2008

Lettera aperta sul Pratello

Da Sindaco di Bologna Sergio Cofferati ha sempre lottato perché il tema della legalità si imponesse in città e a livello nazionale. Oggi il valore della legalità è patrimonio comune di tutta la città, nella consapevolezza diffusa che il rispetto delle regole tutela in primo luogo le persone più deboli.
L’ordinanza del Sindaco che qualche giorno fa ha riguardato cinque locali di Via del Pratello ha riportato il tema della legalità alla ribalta, sotto una luce diversa, ricordando a tutti noi che il tema della convivenza civile fra gruppi diversi (residenti, commercianti, studenti, etc.) è ineludibile; non solo al Pratello, ma anche in altre zone della città.

Nei giorni scorsi ho avuto modo di parlare con tanti cittadini che vivono il Pratello. Quello che mi ha colpito è il livello crescente di conflitto. In una situazione complessa come l’attuale, con la crisi economica alle porte e le difficoltà della finanza pubblica, credo che Bologna abbia bisogno non di esaltare i conflitti, ma di ritrovare unità e armonia. Abbassiamo i toni, per favore. Tutti i gruppi coinvolti devono fare un passo indietro per rimettersi intorno ad un tavolo. I residenti hanno diritto di dormire, i commercianti hanno diritto di svolgere la loro attività economica, gli studenti e gli altri bolognesi hanno diritto di fruire di una parte della città da sempre vocata al divertimento notturno. Tutti questi diritti sono fondamentali, ma nessuno di questi diritti è assoluto. Si tratta di diritti che devono in qualche modo convivere per poter sopravvivere, in un’ottica di equilibrio fra libertà e responsabilità (penso soprattutto ad alcuni giovani che evidentemente non si comportano come cittadini responsabili e credono che per divertirsi sia necessario fare rumore o sporcare per terra…).

Per zone della città come il Pratello abbiamo bisogno di un vero e proprio Patto di Convivenza che coinvolga il Comune, residenti, esercizi commerciali, associazioni del territorio, studenti e che contenga gli impegni reciproci dei vari soggetti. Impegni concreti che diano risposte concrete ai bisogni del Pratello, riducendo le “esternalità” negative del divertimento: meno rumore (ad esempio consentendo ai locali di dotarsi di dehors con tendoni antirumore e modulando gli orari di chiusura), meno sporcizia (ad esempio chiedendo agli esercenti di mettere a disposizione del pubblico i bagni o di dare un contributo speciale alle spese di pulizia della via), rilancio della zona in periodo diurno (ad esempio attraverso nuovi luoghi di aggregazione per anziani e giovani), più controllo del territorio.

Non conosco soluzioni semplici per problemi complessi. E chi propone soluzioni semplici per problemi complessi solitamente non ha compreso la complessità dei problemi. Credo che in un momento come quello che stiamo vivendo si debba parlare all’intelligenza dei cittadini e non alla loro pancia. E sono convinto che in fondo i bolognesi vogliano questo. L’ordinanza del Sindaco è come la sberla che il padre dà al figlio indisciplinato. Il gesto in sé può sembrare sproporzionato, ma ricorda al figlio che è in gioco un principio importante: il rispetto delle regole. Lo schiaffo, però, per avere un senso compiuto, deve essere seguito dal dialogo e dalla mediazione, che consentano davvero la condivisione di regole di convivenza e il loro rispetto. Diamo al Pratello un’altra possibilità.

Università e Città

novembre 15, 2008

Visto che il mio mestiere è proprio quello della docenza universitaria qualcuno potrebbe pensare che il mio interesse per il ruolo dell’Università in rapporto alla città di Bologna sia scontato, perché proviene in qualche modo dal cuore. Ma non è così, o almeno non è solo una questione affettiva: penso che un ruolo internazionale di primo piano Bologna lo possa conseguire solo partendo dal valore presente proprio nel suo storico Ateneo.

Per questo propongo due ambiti di riflessione: da una parte il rapporto tra le istituzioni, dall’altro il valore strategico del binomio sapere e scienza per la nostra città.

Sul primo punto, credo che le due istituzioni – il Comune di Bologna e l’Alma Mater Studiorum – debbano trovare delle formule permanenti di relazione e ascolto reciproco. Due esempi di come potrebbe accadere. In primo luogo mi sembra opportuno che una volta all’anno il Rettore dell’Università partecipi a un Consiglio Comunale perché la sua viva parola porti a conoscenza lo stato dell’Ateneo ai rappresentanti eletti dei bolognesi. Parimenti, il Sindaco di Bologna dovrebbe partecipare come ospite e relatore almeno in un’occasione formale nel corso dell’anno, come il Senato Accademico. Penso anche che nell’ottica di costruire percorsi inclusivi per le decisioni pubbliche nel campo della cultura e dell’urbanistica, per fare solo due esempi, la presenza di uditori formalmente incaricati dall’Ateneo nelle commissioni consiliari competenti sia auspicabile. Sono solo due esempi per dire che il dialogo tra le due istituzioni deve diventare una prassi costante.

Sul secondo punto mi limito a considerare che aziende rivoluzionarie e di successo come Google in fondo sono nate proprio a margine di grandi Università. Se ogni dieci anni la capacità di innovazione dei talenti dell’Alma Mater producesse una “Google” emiliana, solo questo renderebbe Bologna una capitale economica a culturale a livello mondiale. A costo di esagerare dico questo per dimostrare quanto valore per la nostra città stia nei saperi coltivati dall’Ateneo, in tutte le sue specializzazioni. Città e Università devono sedersi insieme a un tavolo e capire in che modo rendere il nostro territorio accogliente per i migliori talenti e soprattutto come trattenerli, in modo da innescare un ciclo virtuoso di innovazione di cui si può avvantaggiare tutto il tessuto economico.

Mi piacerebbe leggere anche le vostre opinioni.