Archive for the ‘saperi’ Category

L’Università, una grande ricchezza per Bologna

dicembre 10, 2008
Incontro all'Arci Villone con Vasco Errani e Andrea De Maria

Incontro all'Arci Villone con Vasco Errani e Andrea De Maria, 5 dicembre 2008

C’è una grande coincidenza favorevole nel futuro prossimo di Bologna. Comune e Università, e cioè le due più importanti istituzioni della città, rinnovano nello stesso periodo le rispettive amministrazioni. Si apre l’opportunità di una collaborazione basata sulla condivisione di strategie e obiettivi, una collaborazione che può protrarsi per i prossimi dieci anni. È una possibilità importante che deve essere sfruttata per rendere Bologna una città più attraente.

Storicamente il legame tra le due istituzioni è sempre stato forte. Comune e Università di Bologna hanno costruito un rapporto ricco di tratti comuni, coinvolgendosi spesso in una relazione da cui hanno avuto giovamento entrambe. Renato Zangheri, che ho l’onore di avere come presidente del mio comitato, è stato uno dei modelli in questo senso, un caso emblematico di tutte quelle personalità politiche che si sono fortemente spese su Bologna. Ricordiamo che non è così ovunque, che questo sentimento di coinvolgimento tra amministratori e studiosi è stato, ed è tuttora, un tratto distintivo della realtà bolognese.

La dimensione culturale fa parte di Bologna, la connota fortemente e questo spiega perchè la cultura non può essere considerata solamente una voce residuale del bilancio, ma un ingrediente fondamentale della capacità di attrazione e promozione della città stessa. L’Università, in tutto questo, gioca un ruolo fondamentale. I giovani che vi ruotano sono una risorsa straordinaria, sono le persone che portano l’immagine di Bologna nel mondo e la rendono oggetto di studio nei paesi stranieri.

Gli sudenti sono una indubbia ricchezza, ma possono creare dei problemi: sarebbe stupido pensare di non considerarli e selezionarli per prenderli nel verso giusto. I problemi connessi all’università sono fondamentalmente due. Assieme alla Fiera, l’Università è il principale responsabile dei rincari di prezzi a Bologna. Tutto ciò che consumano gli studenti (dagli affitti ai generi alimentari) è soggetto a rincari economici che comportano l’inevitabile consegnuenza di una Bologna sempre più cara. L’altro serio problema è quello della convivenza. I servizi sociali funzionanti permettono alla città di invecchiare: si ritrovano, dunque, sempre più spesso a condividere lo stesso spazio persone con esigenze e stili di vita diversi. E certamente non può essere una soluzione valida l’allontanamento dal centro delle facoltà.

Da una parte abbiamo, dunque, la necessità assoluta di rilanciare la funzione della ricerca nei settori che riteniamo più meritevoli. Dall’altra dobbiamo interrogarci insieme, Comune e Università, sulle forme più compatibili di convivenza, con l’obiettivo comune di rendere Bologna una città più attraente. Così è stata per me all’inizio degli anni ottanta quando decisi di venire a fare il ricercatore all’Università di Bologna. Così venga oercepita anche oggi da chi sceglie Bologna per investire una parte importante della propria vita.

È una sfida importante che va fatta coinvolgendo tutti gli interessati. Non si decide in un ufficio comunale a che ora devono andare a letto studenti o residenti. Bologna senza l’Università è effettivamente una città se non grigia, come sosteneva il Rettore Pier Ugo Calzolari qualche mese fa, certamente monca. L’Università è un vanto per Bologna perchè è la più antica d’Europa: venga vissuta da tutti come un fattore di attrazione e ricchezza.

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Noemi e le nostra sanità

dicembre 4, 2008

Noemi, la bambina operata dopo 297 giorni di assistenza con cuore artificiale al Policlinico S.Orsola Malpighi sta bene.

L’eccezionalità dell’intervento condotto dall’equipe del Policlinico S.Orsola-Malpighi è sotto gli occhi di tutti e dimostra ancora una volta che nella nostra città la Sanità Pubblica consegue risultati che non la fanno seconda a nessuno. Questa è la Bologna che ci riempie di orgoglio e ci emoziona: le istituzioni locali, insieme all’Università, possono fare molto per trasformare la ricerca scientifica, anche in campo medico, in una delle bandiere per lo sviluppo della nostra città.

Come candidato sindaco mi impegnerò perché questi livelli di qualità nella sanità pubblica possano essere sempre un punto di riferimento per tutti i cittadini che devono sapere di poter ricevere, indipendentemente dalle condizioni economiche, le migliori cure esistenti per sé e per i propri figli.

Università e Città

novembre 15, 2008

Visto che il mio mestiere è proprio quello della docenza universitaria qualcuno potrebbe pensare che il mio interesse per il ruolo dell’Università in rapporto alla città di Bologna sia scontato, perché proviene in qualche modo dal cuore. Ma non è così, o almeno non è solo una questione affettiva: penso che un ruolo internazionale di primo piano Bologna lo possa conseguire solo partendo dal valore presente proprio nel suo storico Ateneo.

Per questo propongo due ambiti di riflessione: da una parte il rapporto tra le istituzioni, dall’altro il valore strategico del binomio sapere e scienza per la nostra città.

Sul primo punto, credo che le due istituzioni – il Comune di Bologna e l’Alma Mater Studiorum – debbano trovare delle formule permanenti di relazione e ascolto reciproco. Due esempi di come potrebbe accadere. In primo luogo mi sembra opportuno che una volta all’anno il Rettore dell’Università partecipi a un Consiglio Comunale perché la sua viva parola porti a conoscenza lo stato dell’Ateneo ai rappresentanti eletti dei bolognesi. Parimenti, il Sindaco di Bologna dovrebbe partecipare come ospite e relatore almeno in un’occasione formale nel corso dell’anno, come il Senato Accademico. Penso anche che nell’ottica di costruire percorsi inclusivi per le decisioni pubbliche nel campo della cultura e dell’urbanistica, per fare solo due esempi, la presenza di uditori formalmente incaricati dall’Ateneo nelle commissioni consiliari competenti sia auspicabile. Sono solo due esempi per dire che il dialogo tra le due istituzioni deve diventare una prassi costante.

Sul secondo punto mi limito a considerare che aziende rivoluzionarie e di successo come Google in fondo sono nate proprio a margine di grandi Università. Se ogni dieci anni la capacità di innovazione dei talenti dell’Alma Mater producesse una “Google” emiliana, solo questo renderebbe Bologna una capitale economica a culturale a livello mondiale. A costo di esagerare dico questo per dimostrare quanto valore per la nostra città stia nei saperi coltivati dall’Ateneo, in tutte le sue specializzazioni. Città e Università devono sedersi insieme a un tavolo e capire in che modo rendere il nostro territorio accogliente per i migliori talenti e soprattutto come trattenerli, in modo da innescare un ciclo virtuoso di innovazione di cui si può avvantaggiare tutto il tessuto economico.

Mi piacerebbe leggere anche le vostre opinioni.